Perchè ho deciso che volevo imbarcarmi in questa avventura: semplice! Ho sempre detto “da grande farò la maestra”, ma visto che i miei interessi negli anni si sono spostati anche in altri campi, ho dovuto rivedere le mie “aspettative lavorative”.
Ho sempre avuto un amore incondizionato per i bambini (la più grande di una sfilza di cuginetti, figli di amici e parenti), un amore materno, e da sempre, innamorata della mia città. Devo dire grazie soprattutto a mamma e papà, che con amore e pazienza ci hanno condotto alla scoperta della città e dell’arte in generale, riuscendo a coniugare la parte culturale con quella divertente. Ma questa è un’altra storia.

All’università la storia dell’arte non era proprio come me la immaginavo, era molto più noiosa e piena di date, studio, esami, professori bacchettoni. Fino a che, non ti capitano quelle 2 o 3 cose che ti fanno vedere tutto sotto una nuova luce.

Durante una (rara) uscita con visita guidata, ci siamo imbattute con le mie colleghe di corso, in due omini che, alzando il tombino del gas, ci hanno fatto entrare in un mondo sotterraneo pieno di cose bellissime e impensabili! Chi si immaginava che sarei mai dovuta scendere così “in basso” per scoprire un mondo così bello. E quindi, dopo questa esperienza ho iniziato a guardare le cose da un punto di vista differente. Ma ancora non del tutto completo per il mio “piano futuro”. Durante una di queste altre uscite, alla mostra di Kandinskij, la visione è stata completa (premesso che Kandinskij è uno dei miei artisti preferiti). Durante l’osservazione dell’opera “Muro rosso Destino, 1909”, un gruppo di bambini con l’operatrice didattica che stava passando li davanti, mi ha lasciato senza parole. Uno di loro, avrà avuto 4 o 5 anni, guarda l’opera e, pieno di stupore afferma: “Guarda! Ci sono le cupole di Aladino come a Gardaland!”

Ecco. Lì ho capito tutto. Lì ho iniziato a capire che, anche se non avessi fatto la maestra, avrei avuto modo di fare altro, sempre “insegnando”.
Oggi il mio lavoro, come guida e come operatrice nei laboratori artistici, si pone l’obiettivo di aprire uno “squarcio”. I bambini vedono cose che non hanno mai visto. Il loro mondo si espande, il desiderio di imparare si rafforza. Noi non lo sappiamo, ma i bambini senza parlare ci insegnano i motivi per vivere e per vedere. Non hanno conoscenza da trasmetterci ma solo ciò che è essenziale. Chi non cambia il suo modo di vedere e non assume la sensibilità di un bambino, non potrà vedere. La loro “ignoranza” – intesa come priva di conoscenza – li porta a non avere schemi, idee prefissate, conoscenze che escludono ogni fantasia. Quello che vedono i bambini, non è mai uguale a quello che vede un adulto. Mi devo mettere al loro livello, cancellare una parte di conoscenza, per entrare in empatia con il loro mondo.

Quindi.. come si racconta l’arte ai bambini? Quanto conta l’aspetto ludico? Il grande vantaggio dell’arte è che comunica attraverso le immagini, che corrispondono esattamente al modo con cui un bambino legge il mondo. Che sia un quadro, un’opera scultorea, un palazzo. “L’arte contribuisce a migliorarne le capacità espressive, a favorire l’apprendimento, a rafforzare la consapevolezza di sé, a liberare le potenzialità creative insite.” Come Maria Montessori o Bruno Munari, anche io ho sempre creduto nell’importanza di avvicinare i bambini all’estetica e al fantastico mondo dell’arte. Infatti penso che la conoscenza artistica è molto importante per la crescita e lo sviluppo del bambino. Tutte le forme d’arte contribuiscono a migliorarne le capacità espressive, a favorire l’apprendimento, a rafforzare la consapevolezza di sé, a liberare le potenzialità creative insite. L’arte coinvolge tutti i sensi del bambino e ne rafforza le competenze cognitive, socio-emozionali e multisensoriali.

Marta