L’Amore e le relazioni di coppia: un tema tanto affascinante quanto complesso, che può risuonare diversi tipi di emozioni a seconda delle proprie esperienze vissute.

Spesso è uno degli argomenti maggiormente portati negli studi di psicoterapia, in quanto capace di destabilizzare enormemente la vita di una persona: ci si chiede spesso come mai le proprie storie finiscono tutte allo stesso modo,  come è possibile che ci capiti sempre lo stesso tipo di partner e così via.

La complessità e la delicatezza del tema delle relazioni affettive è tale proprio perché affonda le proprie radici nell’infanzia ed in particolare nella prima relazione affettiva che abbiamo sperimentato, ovvero quella con i nostri genitori, e nella sua qualità.

E’ in questa fase della vita che abbiamo visto i nostri bisogni primari riconosciuti da qualcuno, avendo quindi la possibilità di sperimentare la sensazione “io esisto!”; è anche la fase in cui crescendo si tende verso l’autonomia e differenziazione dal genitore che, qualora permessa, potrà procedere in modo fluido e senza interruzioni.

Tutto ciò che impariamo nella nostra prima relazione influenzerà il modo in cui noi ci porremo verso l’altro, sarà come un modello interiorizzato che, inconsapevolmente ci guiderà nella scelta del partner.

Avete mai riflettuto sul modo in cui vi ponete nelle relazioni affettive? Qual è il messaggio che integralmente il vostro corpo ed il vostro atteggiamento inviano?

Provate a riflettere se è autenticamente congruente con ciò che desiderate.

Ognuno ha il proprio modo unico ed irripetibile, guidato verso la soddisfazione di determinati bisogni. Ogni nuovo incontro sarà un meraviglioso intrecciarsi di bisogni, dell’uno e dell’altra.

Ci sarà chi avrà bisogno di incontrare qualcuno di simile a Sé (come il soldatino di stagno di Andersen con una gamba sola, che si innamorò della ballerina che, nella tipica posizione di danza, sembrava anch’essa avere una sola gamba), o chi invece si avvicinerà ad una persona “diversa”, che illuminerà una parte di Sé che era rimasta al buio per parecchi anni, quindi ci si avvicina all’altro per recuperare la parte perduta (un comportamento censurato da piccoli).

Di fondamentale importanza è il periodo di vita che si vive nel momento in cui si incontra una persona nuova: lo stato emotivo, i bisogni maggiormente presenti, gli obiettivi che si hanno in questa fase di vita. Lo stato particolare in cui ci si troverà, influenzerà il modo in cui verranno letti i segnali che provengono da una persona che si incontra per la prima volta.

L’esperienza della caduta di ogni barriera che separava dapprima due estranei e la successiva improvvisa intimità, danno luogo a sensazioni molto potenti, inebrianti. L’esperienza della profonda fusione con un’altra persona ci fa sentire un uno, non siamo più soli.

Talvolta quindi ci si può ritrovare nelle tipiche “illusioni d’amore”, confondendo l’esperienza dell’innamorarsi con l’Amore. E può accadere che quando una storia finisca, la tipica frase è “All’inizio non era così, è cambiato/a, non lo/la riconosco più”.

Quanto tutto ciò può essere legato alla proiezione di nostri bisogni sull’altro? Quanto le qualità attribuite al partner erano la proiezione di nostri desideri e aspettative?

Lasciamo spazio alle nostre fantasie…

Dott.ssa Daniela Maggiorano

Psicologa Psicoterapeuta

Bibliografia

E. Fromm “L’arte d’amare”

J. Baldaro Verde “Illusioni d’amore”