Vi voglio raccontare una storia.

Vi voglio parlare di Silvia, Flavia e Claudia. Ragazze sulla trentina, che vivono nella stessa città, sposate e conviventi, allegre. Sono donne frizzanti, amanti del proprio lavoro, della famiglia e con molti interessi.

Silvia, Flavia e Claudia sono sempre sorridenti, hanno molte cose per cui chiedere grazie e per gioire. Ma non si conoscono. No, e allora perché voglio parlare di loro? Perché sotto quei sorrisi e quella serenità, c’è un buco. Tutte e tre, con i loro compagni, stanno provando ad avere un bambino.

E’ giunto il momento di allargare la famiglia, quando è stato detto “si ti voglio al mio fianco”, quel lo voglio è anche un figlio. Un bambino che però si fa attendere. Un figlio che ancora non ha dato la felicità che si aspettavano queste ragazze. Quella felicità che serve a dire “la mia Famiglia”, con la F maiuscola, perché a volte in 2, non è come si starebbe in 3 o in 4. In due ci si sente ancora fidanzati, ancora figli. Non si ha la percezione della famiglia.

Silvia e suo marito stanno provando da un anno, perché subito dopo il matrimonio hanno dovuto spostarsi di città, fare una cura medica e poi finalmente rilassarsi.

Flavia e suo marito si sono dati qualche mese da sposini, prima di provarci davvero. Ma un po’ imbranati e non proprio a conoscenza di alcuni meccanismi, sono ora alla soglia di un anno e mezzo di tentativi.

Claudia e il suo compagno, dopo aver arredato casa e comprato la macchina nuova, hanno messo in cantiere un figlio. Ci sono quasi riusciti. Positivo sì. Gravidanza no.

Bisogna pensare che “questa è l’età”, quindi si susseguono stuoli di pance e di parti, cicogne che fioccano alla velocità di una cometa e, persone curiose che non fanno altro che aumentare il tormento e l’ansia. Perché si, fare un figlio è facile, basta essere in due e trovare il momento giusto. Ed essere a posto fisicamente. E stare rilassati e calmi. Avere delle buone sensazioni etc..

No, fare un figlio oggi è molto di più.

Non tutti sanno che Silvia, Flavia e Claudia si sono avvicinate ai loro ginecologi per avere un po’ di conforto e di aiuto. Non tutti sanno che prima Silvia e poi Flavia, si sono sottoposte ad esami pre-concezionali, che Claudia si è fatta bucare le braccia per conoscere le cause della poliabortività e che, i loro uomini chiusi in una stanzetta fresca, hanno dovuto effettuare l’esame del liquido seminale. Alt. Un passo alla volta.

Silvia si è affidata ad un medico che le ha proposto la sonoisterografia per visualizzare l’interno della cavità uterina e delle tube. Lei si è sottoposta a questo esame, con un macigno sul cuore. Silvia un figlio non l’ha voluto. Lei era rimasta incinta a 16 anni, ma non poteva e non voleva essere madre. Quel positivo di tanti anni fa, le ritorna sempre davanti gli occhi in questi mesi di ricerca. Dopo l’esame con esito negativo e un nuovo ciclo arrivato, hanno deciso di iniziare una cura con ormoni e monitoraggi. Lei un po’ restia all’inizio si è lasciata convincere. Quel farmaco ha anche delle controindicazioni e all’inizio non era convinta che facesse al caso loro. Dopo i cicli standard della cura, e senza risultati, sono stati indirizzati verso la FIVET, la tecnica di procreazione assistita tra le più comuni: una fecondazione in vitro dell’ovulo con successivo trasferimento dell’embrione così formato nell’utero della donna. Il primo transfer non è andato a buon fine, così è arrivata una gran botta psicologica.

Flavia con una scusa e un’altra, si è messa in contatto con la sua ginecologa e hanno anticipato i tempi per iniziare a capire il perché di questo mancato positivo. Al contrario di Silvia, lei ha iniziato con gli ormoni, monitoraggi e rapporti mirati. La prima ecografia prima della cura, evidenziava una mancata ovulazione. Ciclo anovulatorio, lo chiamano. E quindi cura. La cosa peggiore è stato pensare alla puntura, per lei che ha paura degli aghi. Quasi 2 kg in più, ansia da prestazione e poca complicità nella coppia. Non solo. Questi farmaci infatti danno gli stessi sintomi di una gravidanza e con la speranza in una nausea o in un dolore, l’arrivo del ciclo è stato un vero trauma. Una caduta dal terzo piano. Con tante “ossa” rotte. Così è passata alla sonoisterografia, tra paura per il dolore e per l’esito. Il liquido le scorre nella cavità e un po’ si rilassa, anche perché “signora, c’è una buona probabilità di rimanere incinta dopo questo esame”. Invece tutto negativo.

Claudia invece vede il primo positivo dopo 4 tentativi e subito parte una gran gioia. Ma l’allegria dura poco, perché dopo pochi giorni dalla scoperta, le Beta HCG crollano drasticamente invece di aumentare e anche i test diventano più chiari. Fino ad essere bianchi. Diagnosi: gravidanza biochimica. Il secondo positivi quasi inaspettato, dopo altri pochi tentativi, cercando però di contenere la gioia e facendo tutto il contrario della volta precedente. Passano i giorni e anche le Beta HCG raddoppiano, fino al terzo prelievo quando ormai non c’è più motivo di farle. Si prenota la prima visita, 7° settimana. Tutto procede nei range delle settimane di gestazione. In seguito alla 10° settimana, Claudia e il suo compagno vanno dal medico per vedere crescere il loro puntino ma, il battito non c’è e l’embrione è rimasto tale quale la volta precedente. Subito al pronto soccorso per raschiamento di aborto interno.

I compagni guardano le loro donne con dolcezza, le accarezzano e le sostengono, ma fuori fanno i duri, perché la coppia non si può sgretolare. Non possono mollare anche loro, anche se dentro si sentono un muro crepato, ogni volta che gli occhi delle loro compagne sono rossi e tristi, quella crepa si allarga. Come se non bastasse aumentano le discussioni e le ansie, a volte bisogna fare i conti con il lavoro che angoscia, con la famiglia che preme, con i farmaci che non li passano, con le pasticche da prendere ogni tot ore.

Flavia, Silvia e Claudia non si conoscono, ma forse si sono incrociate in qualche centro commerciale, oppure si sono trovate sullo stesso vagone della metropolitana. Ma nonostante ciò, hanno un cammino in comune e anche il peso che gli altri gli mettono addosso.

“Ma quando vuoi far diventare nonni i tuoi genitori?”, chiede il collega del papà. “Ormai avete una certa età, sarebbe il caso di allargare la famiglia”, sentenzia la vicina di casa. “Ma tu un figlio non lo vuoi, che ancora non sei incinta?”, si permette di dire l’amica dell’amica. Ma loro sorridono nonostante tutto, nonostante l’ignoranza e il poco tatto. Perché questa gente non lo sa che un figlio è la gioia più grande che potrebbero avere queste ragazze. Ma nessuno si chiede, perché la risposta sia sempre ironica, perché quel sorriso sia sempre forzato e gli occhi, spesso bassi.

Io non sono Silvia, non sono Flavia e neanche Claudia. Ma le conosco. E forse lei può essere la tua amica o tua cognata. Oppure tua cugina invece di non riuscire a vedere il positivo, non riesce a portare avanti la gravidanza. Forse è rimasta incinta ma ha avuto una interruzione. Magari era una biochimica o un aborto precoce. Oppure il cuore ha smesso di battere a 10 settimane e la tua collega è stata via da lavoro qualche giorno, perché era in ospedale per fare il raschiamento.

Se stai leggendo qui, informati: infatti l’infertilità o la sterilità colpisce il 30% delle coppie. Valutare quale sia l’impatto dei diversi fattori di infertilità è molto difficile, infatti la stima è relativa alle coppie che si rivolgono ai centri per la procreazione assistita. I dati raccolti dal Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita sono i seguenti:
infertilità maschile: 29,3%
infertilità femminile: 37,1%
infertilità maschile e femminile: 17,6%
infertilità idiopatica: 15,1%
fattore genetico: 0,9%

Per quanto riguarda l’aborto, si stima infatti che il 50% delle gravidanze termini con un aborto spontaneo prima ancora che la donna scopra di essere incinta, che diventa poi il 15% a gravidanza scoperta. La maggior parte degli aborti (80%) si verifica nel primo trimestre di gravidanza e il rischio di perdita del feto diminuisce man mano che la gravidanza va avanti. Dopo la ventesima settimana di gestazione si parla di aborto tardivo.

Io, te, la tua vicina, la ragazza della palestra, tua cugina o tante delle donne che hai intorno, probabilmente fanno parte di una di queste categorie se ancora non hanno figli.

Ma per fortuna ci sono tante di noi che scopriranno tra poco di essere incinte, stanno covando il loro puntino, stanno dando alla luce il loro bambino o sono già mamme. Quindi gioiamo e siamo felici per la vita che ognuna di noi dà o darà presto. Che le lacrime siano di gioia e speranza e non solo di dolore.

Scritto da una di noi