Una donna, quando desidera davvero un figlio, fa di tutto per averlo, a volte caparbiamente, anche se il suo corpo si rifiuta, se non ha un uomo, se l’età avanza.

Ci sono donne che ad un certo punto della loro vita sentono esplodere qualcosa dentro, un istinto, un desiderio profondo ed incontrollabile, che talvolta diviene un’ossessione. E vogliono un figlio, a tutti i costi.

Da bambine siamo spronate a giocare con le bambole, veniamo incoraggiate quando giochiamo alla “mamma”, siamo noi bambine/ragazze che veniamo stimolate a mettere al primo posto la maternità, davanti ad ogni altra cosa.

Insieme alla storia della giovane che trova il Principe Azzurro e si sposa in un abito voluminoso e bianco come una nuvola, quella di essere madre è uno dei traguardi che molte di noi sentono di voler raggiungere. Quello che io sento di DOVER ottenere per sentirmi felice.

Ho sempre voluto essere madre, diventare una madre giovane, con 2 o 3 bimbetti intorno, condividere questo sogno con un uomo meraviglioso nella nostra villetta di marzapane. Quello che si è avverato è avere accanto un compagno di vita meraviglioso e una casa (che non è di marzapane, ma bellissima ugualmente). L’anagrafe dice 35 anni e tutti ripetono: “ma nooooo, sei giovane” e ciò non rispecchia la mia giovinezza interiore: infatti, dal punto di vista biologico, a partire dei 30 anni la fertilità diminuisce, prima poco a poco, poi molto a partire dai 35 anni, fino ad essere veramente ridotta dopo i 40 anni. L’età è un fattore che influisce molto sull’ovulazione e questa a sua volta sulla fertilità.

Ora, premesso che questo desiderio ce l’ho da sempre, ammetto che poi ho avuto anche io voglia di mettere la testa sotto la sabbia e far finta di non averlo desiderato, perché solo quando con il mio fidanzato (ancora non eravamo marito e moglie) abbiamo parlato di allargare la famiglia, ho realizzato che era una cosa vera, che sarebbe potuta accadere e che sarebbero entrate in gioco mille e più paure, ma anche gioie e felicità.

Peccato che sono quasi due anni che ci proviamo e queste gioie faticano ad arrivare. Il principe azzurro ce l’ho (ha un bellissimo cavallo a 2 ruote), il matrimonio da favola l’abbiamo avuto ma, nessun “positivo” all’orizzonte.

All’inizio pensi semplicemente che ”stai sbagliando qualcosa”, poi ti viene il tarlo.

Il primo, il secondo e il terzo mese è “vabbè dai.. avremmo sbagliato i tempi”, ma arrivi alla soglia dei 6 mesi e questi tempi inizi a conoscerli, ad ascoltare ogni vibrazione (ovviamente tutto di soppiatto, sia mai che lui se ne accorga), ogni minimo cambiamento nel pre -ovulazione e nel post -ovulazione, tutto si amplifica e, come per magia, tutte intorno a te iniziano a sbandierare la loro gravidanza. E’ uno sproloquio di “ma no, non lo sapevo”, “oddio guarda, una volta ed è stata quella giusta”, “ volevamo aspettare, invece, è arrivata subito”: e tu li a sorridere, ad annuire e congratularti. Perché si, la dichiarazione dell’arrivo di una nuova vita è un miracolo, ma c’è sempre quel MA, perché quel miracolo ancora non ha deciso di crescere dentro di te.

I pianti. Ecco, iniziano, poi, i pianti. Sempre prima, durante e dopo, perché uno ci crede: se agli altri arriva così, perché a noi no? Quindi si piange tanto. Anche per cose che non hanno nulla a che vedere con la gravidanza ma che ci riportano con la mente sempre li.

“E non ti martellare il cervello. Che se diventa una malattia, sicuro non arriva”. Quante invece stanno li a pensarci ed eccole che incontrano la cicogna?

Mia madre mi ha sempre detto: “un figlio è un pensiero dal momento stesso in cui cerchi di concepirlo”, e nella sua saggezza di donna e madre, in questi quasi 2 anni, le ho dato ragione quasi ogni giorno, perché ora quasi tutto inizia a girare intorno a questa ricerca.

La mia dottoressa ormai ha un sorriso dolce quando mi vede, anche lei un po’ affranta, mi riceve a studio come una zia, mi abbraccia e si domanda “perché”. Ci scriviamo gli auguri di Natale e di Pasqua, come fossimo vecchie amiche; aspetto sempre un po’ prima di contattarla, non voglio diventare “quella psicopatica che non riesce ad avere figli” ai suoi occhi, ma vorrei che continuasse a guardami come la ragazza innamorata della vita, forse ora un po’ delusa, innamorata di questa idea di grande famiglia, che ancora non riesce a vedere concretizzato davanti a lei.

Decidere di avere un figlio e non arrivare al risultato spinge spesso le persone ad accanirsi e a volerlo a tutti costi, con varie conseguenze. Si prova di tutto, dagli stick per l’ovulazione, alle posizioni da contorsionista per compiere il miracolo, fino a che si arriva agli integratori (e sì, ma quelli sono per tutti e due: per me perché l’inositolo e l’acido folico aiutano le ovaie e la produzione di follicoli; per lui, energizzanti, per dare una maggiore spinta ai suoi spermatozoi, che sono in ottima forma, ma leggermente meno di quantità, della soglia stimata, in forma prima liquida, poi capsule bianche e poi pasticche rotonde), che comunque, pensi, male non fanno.

Altro giro altra corsa. Niente. Zero. Il bianco (o il rosso, a seconda dei casi). E quindi perché non spingersi solo un po’ oltre? Che faranno mai tre cicli di ormoni? Vai, una botta di ormoni da prendere per 5 giorni alla stessa ora, con conseguenti monitoraggi per confermare e valutare lo stato dei follicoli, perché, una volta arrivati ad “x” dimensione, si è pronti per la puntura, che agevola l’ovulazione. Sto male solo al pensiero, ma la faccio e mi sbatto tra orari di lavoro e incastri della dottoressa (e quando non c’è? Altro medico). Nulla, ancora niente. Neanche questa funziona. E ovviamente insieme alla parte psicologica, sta cambiando anche un po’ la parte fisica: questi ormoni lasciano un po’ di ritenzione idrica, che si accumula e non sono il massimo in previsione della prova costume.

Magari il problema sono le ovaie, quindi, ecco che tocca ad un altro esame: benvenuta sonoisteroscopia (nel frattempo si sono susseguiti numerosi esami del sangue, che racchiudono il controllo del TSH della tiroide, l’ormone antimulleriano AMH e varie ed eventuali, che ora non ricordo).

Poi arriva il giorno di questa sonoistero, che mi rende nervosa sia per l’esame in sé che per l’esito. Mi faccio accompagnare da mamma perché ho paura di andare da sola, ma so che se lo sto facendo è perché la cicogna passi anche da casa nostra.  Durante l’esame iniettano una soluzione di acqua sterile e poi procedono con insufflazione d’aria per verificare la pervietà delle tube. Prima mettono lo speculum, poi inseriscono un cateterino. A questo punto si fa una semplice ecografia transvaginale e solo allora cominciano ad iniettare l’acqua. Inizialmente si vede l’acqua che entra nella cavità uterina; successivamente viene inserita un po’ d’aria e si sentono come delle piccole bollicine nella pancia, non dolorose. E’ più una sensazione sgradevole, ma tutto è andato liscio.

Quindi, ora che si fa?

Siamo da capo a dodici. Naturalmente sembra che questo positivo non voglia arrivare. Che sia colpa dello stress? Forse del mio cervello che martella su questo pensiero? Forse non è ancora il nostro tempo? Non lo so, ma presto inizieremo con tecniche di fecondazione, perché i mesi passano e io mi sto consumando. Divento sempre più nervosa, più insoddisfatta e triste. Non gioisco più alle notizie di bimbi in arrivo, divento quasi arcigna e IO NON SONO COSÌ. Ma quindi, perché a noi non arriva questo positivo?

La mia vita senza un figlio potrebbe essere una vita triste? Il senso di fallimento, di non essere adeguati, di disprezzo per me stessa non voglio che avveleni il nostro sentire e il nostro vivere. Purtroppo ad oggi fare l’amore diventa un lavoro ed uno stress invece che un’unione con il mio principe; ciò che potrebbe unire la coppia nell’amore, diventa motivo di litigio, di lontananza, di sofferenza.

Non credo che potrei avere una vita triste, ma finché sarà possibile lo cercherò e solo alla fine di questa strada saprò se ci dovremmo bastare io e lui, come con amore, abbiamo fatto fino ad ora.

Scritto da una di noi