Vi ricordate quando vi ho raccontato come è iniziata la mia avventura di guida turistica e operatrice nei laboratori artistici, nell’articolo <<L’arte vista dal…”basso”!”>>?

Ecco, vi voglio spiegare cosa significa per me portare i bambini al museo e introdurli nel meraviglioso mondo dell’arte.

Arte e bambini, si può?

Certo, perché insieme creano un legame magico che può gettare le basi dell’adulto di domani.

L’arte e i bambini, ovvero metterli di fronte alle opere d’arte, è una cosa unica: si passa dallo stupore all’utilizzo della fantasia, con una semplicità che a noi adulti non ci è più nota. L’arte infatti è in grado di trasmettere anche alcune competenze: si può osservare senza toccare. Il museo è un ambiente in cui i bambini apprendono: è un luogo in cui l’apprendimento segue dinamiche diverse rispetto, per esempio, alla scuola o ai libri.

Ciò che i bambini possono godere del museo e dell’arte, è la tempistica: infatti nella vita quotidiana, i tempi sono schematizzati e ben scanditi. Con l’arte, tutto è più “ovattato” e si può “perdere tempo” e perdersi davanti ad un’opera. Si possono costruire percorsi mentali e tante storie, che non hanno un range temporale.

Portare i bambini al museo e al cospetto dell’arte, è molto importante, come lo è anche l’ambiente stesso, cioè il museo deve essere preparato ad accogliere questo tipo di esperienza. Il bambino dovrebbe sedere a terra, sdraiarsi ed osservare, per scambiare idee e percezioni con chi l’accompagna. Il museo non deve essere uno scrigno di cristallo, ma un contenitore pronto a soddisfare le necessità di tutti i visitatori.

Troppo spesso si sente dentro le sale “fate silenzio, non scherzare, non vi avvicinate, non stare seduti”: ma questo luogo deve essere vivo e pronto ad accogliere la vita di chi lo visita.

L’esperienza museale pone il bambino davanti ad una varietà di linguaggi. Qui si trasmette il senso della creatività. Questo concetto, diventa ancora più forte facendo interagire il bambino con le opere, offrendo la possibilità di disegnare, copiare o scarabocchiare al momento, per dare importanza e un senso all’atto dell’osservare senza toccare. Il disegno è comunque un linguaggio, ma questa volta sono proprio gli stessi bambini che lo utilizzano.

Alla fine del percorso, è bene lasciare un piccolo input al bambino, sotto forma di testo o di disegno o di attività laboratoriale, che nel tempo, lo farà andare con la memoria sempre a quell’attività ed esperienza.

Quando è opportuno avvicinare i bambini all’arte?

Già dai 3-4 anni, i piccoli possono frequentare musei o mostre, ma attenzione, la soglia di pazienza è davvero bassa; dai 5 anni si capisce anche l’importanza ed il rispetto di alcune regole all’interno del museo.

Il museo può diventare anche un luogo di “divertimento”: è importante saper cogliere anche solo un dettaglio e metterlo al livello dei piccoli, senza richiedere prestazioni “creative”, che invece potrebbero generare un’ansia fuori dal comune.

Nel mio percorso professionale, mi sono capitate situazioni sempre differenti, ma una cosa su tutte l’ho imparata: non importa che tu racconti le grandi gesta di artisti o eventi storici, la cosa migliore è parlare al bambino con il suo linguaggio, mettendolo davanti ad esperienze e situazioni che conosce. Si può parlare di Raffaello e Michelangelo, facendo riferimento alle Tartarughe Ninja; si può guardare un’opera di Burri e parlare di sensazioni materiche e tattili; possiamo rimanere affascinati dalle opere di Canova, provando a realizzare la stessa posa della scultura. Ma soprattutto, bisogna mettersi al loro livello: mettersi in ginocchio, gesticolare e fare le facce buffe, solo così, i bambini si sentiranno ancora più coccolati e capiti. L’esperienza del museo avrà quel qualcosa “in più” che gli farà avere nuovamente voglia di andare ad una visita guidata o a vedere un’altra mostra.

Marta