Sono giorni che mi frulla in testa questa domanda: e se aspettassi un figlio down?

E’ un pensiero latente che si è fatto concreto e prepotente quando sul forum (si, frequento un forum di donne con problemi di fertilità, che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita cercando di realizzare il sogno di una vita, perché ci si sente sole a percorrere questa strada in salita) ha scoperto che la bimba che portava in grembo, arrivata dopo anni di attesa, una stimolazione ormonale ed un transfer embrionale (anzi, aveva ottenuto un positivo al primo tentativo) era affetta da sindrome di down. Uno shock, per lei ed il suo compagno. La decisione finale: aborto.

“Ciao a tutte, è un messaggio che non avrei mai voluto scrivere ma non trovo altri modi ora per farlo. La diagnosi è stata confermata, mia bambina è affetta da sindrome di down e mercoledì con dolore abbiamo scelto di abortire. Volevo che lo sapeste.”

Le risposte delle guerriere del forum sono state tutte di affetto, vicinanza, sostegno e di appoggio per la decisione presa: una sola voce dal coro ha provato a distoglierla dall’amara decisione, per dare seguito al corso della vita, scusandosi poi per l’irruenza di un pensiero così diverso e magari indelicato. Anche io ho espresso il mio dispiacere, un dolore immenso per chiunque, ma che può sembrare più forte per chi come noi già fatica a dare luce alla vita.

Ero dispiaciutissima per il dolore provato dalla mia compagna di percorso, ma allo stesso tempo continuavo a pensare: “appoggio davvero la sua decisione? Avrei fatto lo stesso anche io?”. L’ho chiesto poi ad alcune amiche del forum con cui ho più intimità, essendoci scambiate anche i numeri di telefono, e mi hanno risposto che loro ed i compagni avrebbero fatto lo stesso. L’ho chiesto ad altre due amiche più mature, donne con figli già grandi, ed anche loro mi hanno risposto che avrebbero preso una decisione similare. Poi l’ho chiesto a mio padre: mio padre, che ha una sorella con handicap dalla nascita (una delle mie care ziette), e lui mi ha risposto che non avrebbe interrotto una vita “down”. Poi l’ho chiesto a mio marito.

Mio marito non ha esitato un secondo e mi ha risposto: ma no, noi lo terremmo. Che poi, penso che non faremmo neanche il test per sapere se ci sono anomalie, giusto?

Quanto può essere difficile rispondere a questa domanda? Dipende da così tante cose, da così tanti pensieri, preoccupazioni, abitudini, possibilità, occasioni! Sicuramente la nascita e la crescita di un bambino con sindrome di down è difficilissima, richiede tempo e anche soldi, pazienza e sicuramente sofferenza.

E poi, potrà essere felice un bambino down?

Non si può pretendere di rispondere a questa domanda, secondo me, anche perché mi verrebbe da chiedervi: chi può assicurarci di essere felici, se non anche senza una anomalia cromosomica?

Non ho mai chiesto a mia zia se è felice, so che le manca ad esempio un uomo, un fidanzato, lo dice sempre, so che a volte si sente diversa, a volte lo dice, ma so anche che l’ho vista tante volte felice, molto più felice di altre persone meno fortunate e felici di lei. So che una mia amica aveva fatto la translucenza dicendo che avrebbe abortito se il bimbo avesse avuto anomalie, ma so anche che quel bimbo nato sano, a pochi anni di età, ha avuto un tumore al cervello, grazie a Dio curato.

So che la vita può essere meravigliosa. So che la vita per molte persone è dura e sofferente.

So quale è stato l’ultimo messaggio della nostra amica sul forum:

“Ciao ragazze, eccomi qui nel mio lettino d’ospedale ammaccata ma serena.
Il dolore è stato straziante. Mi hanno indotto il Parto perché fino all’ultimo non sapevano se sarebbero riusciti a farmi il raschiamento, dal momento che ero alla14+4. Mio marito lo sapeva ma per non farmi spaventare non mi aveva detto nulla. Ho avuto per 5 ore le contrazioni da parto e il mio dubbio mi è sorto quando accanto a me le altre a ragazze stavano bene e io urlavo come se mi stessero staccando un braccio. Dopo questo calvario, al limite della sopravvivenza psicologica e fisica, mi hanno portata in sala operatoria, addormentata e da lì è passato tutto. Oltre il dolore, L’anestesia ha portato via con se il senso di colpa e i pensieri negativi. Sono certa di aver preso la decisione più giusta per la mia bimba e per noi come coppia. Oggi è il giorno zero, si riparte e si volta pagina convinti che la vita saprà stupirci dopo una sofferenza così grande.
Rientro tra di voi, in trincea, a combattere per realizzare il nostro sogno.”

E se io aspettassi un figlio down?
Non lo so, ma so per certo che se aspettassi un figlio, proverei una felicità totale.

Scritto da una di noi