Leggendo “Mumup riparte in estate” cosa vi aspettate?

Io leggendo un titolo così penserei che è estate e che Mumup se ne va in vacanza.

E invece no! Il gioco di parole è “ricercato” e vuole proprio dire letteralmente che Mumup riparte, e riparte precisamente in estate, cioè ora, oggi, in particolare per quel che riguarda la COMUNICAZIONE.

Sì perché dovete sapere che dietro un nome, un logo, un sito, un’associazione, c’è del lavoro, tanto lavoro, solitamente gratuito o anche a perdere.

Chi ha creato questa associazione (e mi ci metto in mezzo in prima persona) ha lavorato sodo, ha speso tanti soldini e tanto tanto tempo: per le questioni burocratiche e amministrative, che sono davvero tante e impegnative, e poi per le questioni organizzative. Perché organizzare anche solo una attività richiede una mole di lavoro che difficilmente si immagina, a partire dall’idea e poi fino alla pianificazione, ai contatti, agli accordi, alla ricerca dei collaboratori e della sede, alla comunicazione e alla pubblicità.

A livello economico Mumup vive delle quote associative, che sono di 10 euro a persona all’anno: come vi sembra questa cifra?

E poi vive delle attività, principalmente sportive essendo una asd, a pagamento, il cui costo è relativamente basso.  Ci sono poi altre attività che ruotano intorno a quella principale sportiva e queste sono spesso gratuite o con una partecipazione economica minima.

In pratica, al netto di quanto c’è da pagare al commercialista, all’istruttore/collaboratore, al proprietario del dominio internet, per la sala, per il sito, per le stampe, per il materiale e per la pubblicità, al netto di questo tendenzialmente si va sotto.

Anche perché le attività di Mumup sono dedicate in gran parte a socie che non si fidelizzano a lungo e a piccoli gruppi, perché la gravidanza dura alcuni mesi e così il periodo iniziale post parto. Per cui i soci vengono ma soprattutto vanno e si dimenticano di noi.

Dal punto di vista “economico”, un aspetto spiacevole è relativo a tutte le volte che organizziamo un incontro conoscitivo o una prova gratuita che le persone stesse ci chiedono e poi queste persone mancano, cosa che puntualmente capita quando appunto le attività sono gratis. Gratis per loro forse: ma noi ci mettiamo pensieri, azioni, sentimenti e aspettative. E ci rimaniamo proprio di merda (ops!) quando poi ci danno buca, magari senza neanche avvertire.

Ecco, questo ad esempio è un qualcosa che fa un po’ passare la voglia di fare.

Ma tralasciando la questione economica, molto fastidiosa da affrontare, volevo parlare con voi di un aspetto importante di Mumup che personalmente ho trascurato negli ultimi tempi e che vorrei dirvi, a nome dell’associazione, che riparte da oggi.

La COMUNICAZIONE e la CONDIVISIONE.

Spero siate arrivati a leggere fin qui, perché scioccamente ho tralasciato tutte le regole della comunicazione web e mi sono persa in chiacchiere introduttive di poco conto, dilungandomi troppo.

Mumup voleva essere prima di tutto un “luogo” (virtuale e quando possibile fisico) di condivisione per non far sentire le donne (e gli uomini e le coppie e le famiglie) che cercano la gravidanza, che vivono la dolce attesa, che hanno appena avuto un figlio o che ce l’hanno da tanto, meno sole.

Per cui una delle attività importanti era quella della creazione di dibattito e sinergie e quello della COMUNICAZIONE. La comunicazione “associativa” avviene per lo più tramite la pubblicazione di post sul blog del sito e tramite post sui social network (Facebook e Instagram). Chi scrive, ovvero io e altre persone, lo fa chiaramente a titolo gratuito, cercando di raccontare qualcosa di utile o di piacevole e parlando così di questioni “medico-scientifiche”, tramite intense ricerche e confronti con professionisti, oppure attraverso racconti personali o ancora suggerendo luoghi, posti, oggetti, letture, che possano essere interessanti, o ancora affrontando questioni di attualità che abbiano in qualche modo a che fare con il mondo Mumup.

Ecco, negli ultimi tempi ci era passata pure un po’ la voglia di scrivere.

Perché poi vediamo che le visualizzazioni sono anche tante, ma i “mi piace”, i commenti e le condivisioni rimangono veramente pochi.

Allora la domanda sorge spontanea: i contenuti non sono appropriati? Scriviamo male? Scegliamo immagini poco accattivanti? Ci piacerebbe che ce lo faceste sapere.

Insomma, questo lungo articolo l’ho scritto per dirvi che da oggi ci rimettiamo sotto, semplicemente perché ci manca Mumup, manca proprio a noi.

E facciamo un appello sincero e senza filtri: sappiate che la vostra lettura di un nostro articolo, il vostro “mi piace”, un breve commento o una condivisione per noi sono tantissimo: perché rappresentano il riconoscimento di tanti sforzi e ci permettono di andare avanti con più grinta e passione.

Dietro Mumup non c’è solo una scritta, ma ci sono delle persone.

Se è quello che vi manca, ci mettiamo la faccia, nessun problema.

Ecco, io per esempio sono (Maria per gli amici) Anna Maria Vecchio, una donna di 36 anni che prova da 5 ad avere un figlio tra mille peripezie, che ha tante amiche segrete e alcuni ottimi amici su cui contare, un marito fantastico, una vita fortunata, tanti lavori e tantissimi forse troppi sogni da realizzare.

Potete scrivermi qui o in privato e sarà un piacere  scambiarci quel che vi pare.

E con l’occasione vi auguro Buone vacanze, Mumup riparte d’estate.

Maria